Wednesday, 27 April 2011 13:04

"Created 4 self-destruction (Italia di Metallo)

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 voto: 8.5/10

'Created 4 self destruction' è il quarto capitolo sulla lunga distanza del quintetto bolzanese Anguish Force, recentemente costretto ad un certo periodo di stop a causa di un infortunio al polso del chitarrista fondatore. Non so se si tratti di un vero e proprio concept, ma tutti i dieci brani sono legati da un filo conduttore basato sull'idea di una continua distruzione del mondo, destinata a culminare nell'apocalisse. Il booklet, completo di tutti i testi, rende molto bene l'idea, presentando immagini di devasto purtroppo reale.
Dal punto di vista musicale, invece, le song sono tutte riconducibili ad uno speed metal molto classico, duro e puro; devo dire che di solito non amo usare questa etichetta, ritenendola troppo vaga e poco “categorizzante”, ma altrimenti non riuscirei a trovare un termine più conciso per descrivere una miscela in grado di assumere ora le connotazioni del thrash metal vecchio stampo, ora i tratti di un certo tipo di power metal teutonico, quello più veloce e meno smielato.
L'incipit di 'Created A Self-destruction' è in pieno stile thrash bay-area: oltre ad un'intro 'The Final Impact' decisamente inequivocabile, la title-track ricorda molto da vicino sia per sonorità che per architetture gli Anthrax di 'Spreading The Disease', andando a costituire un brano molto catchy e immediato. La successiva Babylon va invece a ricalcare le orme dei Gamma Ray di fine anni '90; anche questa song appare concisa e immediata, candidandosi tra gli episodi migliori del disco. Altro brano su questo stile è 'Cry, Gaya Cry'.
Ma le citazioni “storiche” non finiscono qui: ecco dunque che 'World Of Wars' e 'Apocalypse Is Near' si riconducono agli Overkill più pomposamente epici, l'una con un ritmo cadenzato ed imponente, l'altra più tirata e tagliente; mentre 'Nuclear Penalty' potrebbe benissimo essere estrappolata dai vecchi lavori dei Rage ('Trapped!', per intenderci).
È incredibile, più che altro, la capacità del singer di adattare il proprio timbro alle varie situazioni, amalgamandosi sempre nel modo giusto con le chitarre e non risultando mai fuori contesto.
Discorso totalmente a parte per 'Hckainos (Cassandra's Reign)', brano che supera in durata i 15 minuti e riesce a non risultare mai scontato, prevedibile o prolisso. Un'ottima architettura, tra cambi di tempo, momenti epici e assoli cristallini, ed una struttura in un certo modo circolare fanno di questo pezzo una vera perla, che dona valore aggiunto a tutto l'album.
Peraltro, l'album risulta globalmente compatto e coinvolgente dall'inizio fino alla fine; ad essere sincero era da un po' che non sentivo un lavoro cosi. L'unico pelo nell'uovo è, appunto, il fatto di assomigliare troppo all'una o all'altra band, ma quando si va a percorrere strade già battute questo è pressoché inevitabile; per cui godiamoci la musica senza porci troppi problemi.

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