Wednesday, 27 April 2011 12:44

Invincibile Imperivm Italicvm (Artist&Bands)

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 III: Invincibile Imperivm Italicvm” è il terzo lavoro completo degli Anguish Force; lo stile del gruppo di Bolzano non è di facile etichettatura, pertanto preferiamo definirlo “heavy metal”, non per semplicismo, ma per non entrare in dettagli settoriali, visto che il CD si districa con competenza tra classic, speed, power e thrash metal.

Sulla copertina di questo concept album fa bella mostra di sé un’arena, luogo adibito alle lotte dei gladiatori ai tempi dell’antica Roma; l’immagine è interamente colorata di un rosso acceso, come a ricordare il sangue versato nei secoli passati, mentre sull’arena insistono delle nuvole minacciose che nascondono il sole. All’interno del libretto sono presentati, oltre ai testi, scritti con grafica chiara e leggibile, anche i musicisti, fotografati in un bosco e vestiti con abbigliamento “true”, come è giusto che sia per chi segue i canoni tradizionali del metallo.
Il disco dura all’incirca quarantacinque minuti ed è aperto dallo strumentale “The Impact II”: l’avvio è affidato alla chitarra, seguita dalla ritmica speed, che presto lascia il posto all’assolo. L’impatto continua con “The Chalice of Steel”, power tirato, interrotto solo da un break centrale un po’ più ritmato; le parti vocali sono, a nostro parere, un po’ forzate nella tonalità, acutissima, mentre l’estensione è veramente apprezzabile. L’urto cresce nel thrash mozzafiato di “Into the Arena of Blood”, che ricorda lo stile dei primissimiMetallica o dei Dark Angel: molto migliore del precedente, il pezzo descrive le persecuzioni contro i cristiani, guardate, anziché dal punto di vista convenzionale, dalla prospettiva del popolo romano, che vedeva – non a torto – nella diffusione del cristianesimo la morte del paganesimo ed il conseguente inizio del declino imperiale. 
The Silence after the War” descrive una sconfitta di Cesare contro i barbari ed è aperta da dolorosi lamenti, presto seguiti da un epic orecchiabile, caratterizzato da un efficace utilizzo delle doppie voci, mentre il cantante si posiziona su una tonalità un po’ più bassa, che ci convince nettamente di più. Un cozzare di spade apre “Fighting Warriors”, come per disorientarci, visto che non si tratta di un altro brano epic, bensì di un thrash ruvido, spigoloso, “sporco”, coinvolgente nel testo, che tratta di una vittoria contro i Galli, come pure dal punto di vista musicale, fatta eccezione per l’uso delle doppie voci, che in questo caso ci sembrano fuori luogo. 
Rome over England”, ovviamente, narra di una vittoria contro gli Inglesi: strutturata in modo ottimale, con coro e doppie voci possenti, esprime un epic accattivante, rallentato da un assolo di stampo maideniano ricco di virtuosismi. 
Ride the Brave”, inno ai valorosi guerrieri caduti, presenta un coro in stile medievale: l’epic si trasforma in power, arricchito da un assolo di ampio respiro. 
No Hostages”, a parte le urla di dolore campionate, ci sembra un po’ troppo simile a gemme del passato, come “Master of Puppets” o “Metal Militia”, mentre la compatta “The Fight” lascia presto il posto a “Follow the Rainbow”, che si apre con un dolce pianoforte, presto violentato dal furore del power; c’è tempo per un rallentamento adattissimo all’headbanging, quindi si torna al power, all’insegna di una notevole prestazione vocale, che esprime il dolore del guerriero nel tornare a casa, trovando, però, la moglie invecchiata, cresciuto il figlio, morto l’affezionato cane: ciò provoca in lui lo sconforto e l’idea che sarebbe stato meglio morire in guerra, anziché fronteggiare una realtà in cui non riesce, comprensibilmente, a ritrovarsi.
Una così grande varietà di stili porta ad un CD adatto un po’ a tutti i metallari di vecchio stampo: la scelta è voluta, non certo casuale, visto che il gruppo ha una certa esperienza e notevole bagaglio tecnico e culturale alle spalle. Ciò nonostante, la sensazione che proviamo al termine dell’ascolto è quella di trovarci davanti a chi ha voluto strafare, in particolare nell’uso delle voci, che non sono certamente da buttare, ma che in certe canzoni ci sono sembrate fuori posto, cioè adatte ad un altro tipo di brano, anche se teniamo a precisare che il nostro è un parere strettamente personale e non certo un riferimento universale. 
Ci sembra opportuno far notare, però, stavolta senza ombra di smentita, alcuni grossolani errori grammaticali come “enemys”, “wolfs”, “wifes”, senz’altro evitabili con un po’ d’attenzione ai plurali irregolari: lo facciamo notare non per dare lezioni, visto che non ne abbiamo le competenze, ma solo perché un album come “III: Invincibile Imperivm Italicvm”, nato per il mercato estero (dato che quello italiano è irrimediabilmente dominato da musica più commerciale), non può permettersi simili strafalcioni, non tanto per compiacere noi italiani, che magari non ci baderemmo molto, né ci scandalizzeremmo più di tanto, ma, più che altro, per non farci bollare come provinciali dagli anglosassoni e più in generale, dai metallari stranieri.

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